18 Dicembre 2017

La parete...un´arma a doppio taglio

17-10-2013 08:49 - Pensieri e riflessioni sul mondo del volley...
Quante volte ci siamo sentiti dire che la "PARETE" è il miglior compagno di allenamento?
Quante volte abbiamo mandato i nostri atleti contro il "MURO" ad eseguire un gesto tecnico?
Io dico: "Va bene, magari ad averne di pareti libere ma.......... fate attenzione. Bisogna saperle usare"...

Chiaramente, come tutte le cose a questo mondo, anche questa metodologia di allenamento, ha i suoi pro ed i suoi contro.
Da un lato, giocando contro un muro, il nostro atleta avrà il vantaggio e la garanzia di vedersi respingere il pallone senza alcun vizio tecnico aggiunto. La risposta del muro, cioè, non sarà altro che una diretta conseguenza del gesto dell'atleta con un rapporto direttamente proporzionale tra la qualità tecnica del giocatore stesso e la precisione del rimbalzo.
Inoltre, è di fondamentale importanza il numero elevato di palloni giocabili nell'unità di tempo. A parità di durata, infatti, rispetto ad una palla a coppie o peggio ad un sei contro sei, un esercizio compiuto con l'ausilio del muro, permette al giocatore di aumentare la frequenza dei colpi toccando così un numero di palloni di gran lunga superiore.
Ma è proprio qui che si deve porre molta attenzione
Per il giocatore, elevato numero di palloni nell'unità di tempo, come dire elevata frequenza di esecuzione, significa altresì ridotti tempi di reazione, correzione e controllo tecnico - motorio in fase di attesa, preparazione ed esecuzione del gesto.

In altre parole, sia che si trovi ad eseguire un palleggio, un bagher piuttosto che un attacco, lavorando contro una parete, l'atleta potrebbe non avere il tempo di pensare alla corretta esecuzione del gesto. Potrebbe non avere tempo a sufficienza per cercare e pescare nel suo bagaglio quella che dovrebbe essere la soluzione tecnica migliore. Questo comporta un netto predominio del risultato, comunque lo si ottenga, a sfavore del puro lavoro analitico con il rischio di "viziare" la fase di apprendimento e/o correzione di una gestualità tecnica.

Ed in questo contesto, il coach ha un ruolo fondamentale. Sarà il suo occhio attento, infatti, che dovrà riuscire a valutare il livello degli automatismi acquisiti da ogni singolo giocatore e decidere se allungare o meno i tempi di azione / reazione tra due colpi successivi. Nello specifico, basterebbe inserire il classico rimbalzo a terra o, per evitare ulteriori complicate valutazioni spazio - temporali, obbligare a fermare la palla ogni volta.

Alla luce di tali osservazioni, per sfruttarne appieno i vantaggi, il lavoro al muro vero e proprio dovrebbe essere uno step successivo a quello dell'acquisizione degli schemi tecnico - motori ricordando che "una ripetizione frequente e sistematica di un gesto ne consolida e ne rafforza tanto i pregi quanto i difetti."

" Come nella vita, così nello sport... Prima di correre bisogna imparare a camminare "
Buon lavoro. BRUTTI Alessandro

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Ipse Dixit


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