18 Dicembre 2017

La Squadra Stanca

17-10-2013 15:23 - Pensieri e riflessioni sul mondo del volley...
Quante volte ci capitato di arrivare ad un punto della stagione e dire:
" La squadra sembra stanca, sia fisicamente che mentalmente..."
Se volessimo cogliere il lato positivo, questo sta a significare che siete riusciti a farla rendere, a tirar fuori il massimo da quelle che sono le potenzialit del gruppo spremendo i giocatori fino all'ultima goccia ma...che questo vi abbia portato a lottare per non retrocedere o a guadagnarvi un posto nella classifica che conta, poco importa.

E' arrivato il momento di fare qualcosa .

Come primo step, credo sia indispensabile fare una valutazione molto attenta, non tanto su quelle che sono le esternazioni e le reazioni della squadra ma quanto su quelle che potrebbero essere le possibili cause. Ed allora la domanda :
"Sono realmente cotti o pi semplicemente sentono la pressione di un traguardo cos tanto desiderato, ed ora cos tanto vicino, che il solo pensiero di non riuscire a raggiungerlo pesa come un macigno? "

Qualunque sia la causa, spetta sempre e solo al Coach il difficile compito di capire prima, e decidere poi, quale delle due strade percorrere ma, in entrambi i casi, non credo che di soluzioni ce ne siano poi molte. A mio avviso, infatti, abbiamo solo due vie percorribili, una per ogni possibile causa, ma entrambe rigorosamente drastiche, portate all'estremo, senza mezze misure. Mi spiego meglio analizzando i due aspetti nel dettaglio...

1 - Squadra veramente stanca, sia fisicamente che mentalmente.

Non raro che questo accada, soprattutto in quei campionati molto equilibrati o in quelle lotte punto a punto, magari con una diretta concorrente, in cui ci si gioca un'intera stagione. Mesi e mesi trascorsi sotto pressione tecnica, tattica, fisica e mentale. Ogni palla giocata al centouno percento, sia in partita che in allenamento. Un atteggiamento lodevole, degno di una squadra che ha mentalit vincente ma che, alla fine, rischia di logorare le menti e i fisici anche dei giocatori pi forti e tenaci.

A volte non semplice per l'allenatore riuscire a cogliere i segnali che derivano da tale status perch, quantomeno in apparenza, potrebbero essere realmente stanchi anche quegli atleti che continuano imperterriti a lottare su ogni palla, ad incitare, ad esultare ad ogni punto fatto, anche nel sei contro sei dell'allenamento. Ma poi, agli occhi di un'analisi pi attenta, ci si rende conto che, nonostante la voglia di fare, la qualit tecnica si abbassa, sale il numero degli errori, si perde di lucidit tecnico - tattica ad ogni azione un po' pi lunga del normale.

Potrebbe sembrare un controsenso ma quando questo accade, anche fosse in in prossimit di imminenti appuntamenti sportivi, magari a ridosso di un importante incontro, potrebbe aver senso mollare tutto e tutti per qualche tempo. Mollare nel senso di allontanarsi completamente dalla realt in cui siamo immersi da tempo. In una parola... "Relativizzare". Provare, cio, ad uscire dagli schemi del vissuto attuale ed analizzare ci che ci circonda inserendolo in un contesto pi ampio, in un ambito che riesca a ridimensionare quella che sembrava essere una difficolt insuperabile.

Fondamentale resta la drasticit del gesto perch una soluzione intermedia vanificherebbe il tentativo, anzi, complicherebbe ancor di pi la situazione. In questi momenti, infatti, la pallavolo o va fatta per bene o non va fatta per niente. E se da un lato farla bene potrebbe risultare difficile se non addirittura impossibile, dall'altro, giocare senza impegno e senza agonismo non farebbe altro che abbassare il livello, aumentare gli errori con il rischio di metabolizzare una visione del gioco giocato inferiore a quelle che potrebbero essere le reali potenzialit della squadra.

Ed allora ci si allontana, si abbandonano palloni, reti e palestre. Personalmente, non condivido l'idea di lasciarli completamente liberi, la scelta di non vedersi per qualche giorno. Meglio un'attivit di gruppo, un'escursione, un altro sport, un week-end fuori dagli schemi ma...sempre insieme, la squadra tutta, allenatori in primis.


Di esempi ce ne sarebbero un'infinit ma, una volta capito e condiviso il principio, dovr essere il Coach a dare fondo alle sue conoscenze ed alla sua sensibilit per organizzare il background ideale... E' un metodo sperimentato pi e pi volte, provato personalmente, che ha dato sempre risultati impressionanti, a qualunque livello anzi, vi dir di pi... Funziona anche nell'immediato, all'interno di una singola gara che ha bisogno di un brusco e repentino cambio di rotta, magari quando, in vantaggio di due set a zero, ci troviamo a dover giocare un improvviso quanto indesiderato tie-break...

2 - Squadra apparentemente stanca, ma che in realt soffre la pressione...


Accade spesso, soprattutto a medio-basso livello, in cui l'atleta non professionista, fatica a sopportare il peso di una responsabilit diventata improvvisamente grande. Vuoi per la giovane et, vuoi per la mancanza di esperienze vissute in situazioni analoghe, il giocatore entra in un vortice di emozioni, di pensieri e dubbi che vanno a minare le sue sicurezze. Un percorso spesso lento e difficilmente individuabile. Una sorta di circolo vizioso in cui tutto diventa improvvisamente pi difficile. Ogni set, ogni allenamento, ogni singola azione pesa...

Ed in vantaggio 20 - 15, il pensiero non pi mancano 5 punti per vincere ma mancano 5 punti all'avversario per raggiungerci.

Mi rendo conto che sono situazioni normalissime, fisiologiche, insite nella natura umana ma, come spesso mi capita di dire, sono atteggiamenti comprensibili ma non giustificabili.

A qualunque livello, due chiacchiere non possono che far bene. Prendere la squadra a 28 occhi e parlare apertamente di quello che stato, che e che dovr essere l'atteggiamento giusto per affrontare il prosieguo del campionato. A volte, un confronto aperto pu bastare.

Se fosse sufficiente, avremo ottenuto il migliore dei risultati, il pi costruttivo e duraturo perch basato su di una reazione quasi indipendente, non fortemente condizionata dall'esterno, non indotta con la forza ma relativamente spontanea. Sicuramente capita, voluta e metabolizzata. Purtroppo, molto spesso non cos a causa delle stesse motivazioni che hanno spinto la nostra squadra in questo stato mentale negativo. Una sola cosa per non dovremmo mai perdere di vista: "qualunque sia la motivazione, non possiamo rischiare di buttar via una stagione. Non possiamo farlo per la societ, per i nostri atleti e per noi stessi. A maggior ragione se pensiamo che la causa di tutto sia un timore, una paura che, se non combattuta e debellata, prima o poi rischia di tornare".

E se parlar non basta, occorrono fatti concreti che si possono riassumere i due parole..." Tolleranza ZERO ".

Allenamenti tirati, lavoro fisico, ritmo altissimo, tanta tensione, esigenti su ogni palla, pressione mentale e non solo, anche su ogni piede appoggiato male durante la corsetta del riscaldamento.
Un modus operandi pi facile a dirsi che a farsi ma che non deve essere visto come un ulteriore carico emotivo che grava sugli atleti ma un concreto tentativo di ricreare in allenamento una situazione di tensione il pi possibile simile a quello della gara.

Comunque una sorta di difficolt a cui la squadra deve reagire. E' il gruppo, unito, che deve cercare all'interno del proprio bagaglio tecnico, tattico, fisico e soprattutto mentale la soluzione per uscire, la strada giusta che porti verso il tanto meritato traguardo finale.
Ed in questi periodi di "tensione indotta" si ha un duplice risultato. Di gruppo, attraverso il tentativo di allenare la squadra tutta ad uscire vincitrice da una situazione di stress, ma anche e soprattutto individuale. Il Coach infatti, avr risposte ben chiare e precise di quelle che saranno le singole reazioni. In una simile situazione verranno enfatizzate le reali caratteristiche di ogni giocatore, a trecentosessanta gradi.

Ci sar chi riuscir a sopportare, a capire, ad accettare e reagire costruttivamente e chi, viceversa, opporr resistenza di ogni genere, in modo pi o meno velato. Ed in questi casi, non bisognerebbe mai perdere di vista che "mai, per nessun motivo, l'interesse del singolo deve prevalere sull'interesse del gruppo....ergo...."



" Come nella vita, cos nello sport... Prima di correre bisogna imparare a camminare "

Buon lavoro.


Fonte: Alessandro Brutti

Area privata

Lesperto risponde...

Hai un qualsiasi dubbio? Contattami...

[]

Ipse Dixit


[Realizzazione siti web www.sitoper.it]