18 Dicembre 2017

Il Set in Discesa

17-10-2013 15:42 - Pensieri e riflessioni sul mondo del volley...
Nella carriera di un allenatore, prima o poi, può capitare di doversi trovare a gestire quello che io chiamo un "Set in Discesa". Più precisamente, una parte di gara che, dopo un iniziale equilibrio, volge chiaramente a nostro favore, non solo dal punto di vista di quella che possiamo definire inerzia mentale, quanto più nel punteggio, chiaro ed inequivocabile segnale della nostra temporanea supremazia.

Una situazione che, personalmente, pagherei per viverla spesso e volentieri ma che, se male interpretata, potrebbe nascondere molte insidie. Difficoltà insite nel cambiamento dello "Stato Mentale" conseguente ad un repentino ed improvviso semplificarsi delle difficoltà tecnico - tattiche.

Ma andiamo per gradi, partendo dall´ inizio...

Il pensiero di dover affrontare una gara, così come un singolo set, dovrebbe nascondere una tensione di fondo latente. Una carica agonistica che, chiaramente, varia in funzione del livello, dell´età dell´atleta, dell´importanza che ricopre la gara stessa, nonché del carico emotivo indotto dall´allenatore.Una condizione mentale però che, se contenuta entro certi limiti, è fondamentale per mantenere la giusta concentrazione, cattiveria e determinazione. Componenti indispensabili per riuscire a lottare su ogni palla, per esultare su ogni punto fatto, per farsi scivolare addosso il peso di un punto perso e, non ultimo, per non perdere di vista le scelte tattiche programmate. In poche parole, per costruire un approccio mentale vincente.

Tale "stato di grazia", però, lo si raggiunge attraverso innumerevoli componenti e fattori tanto difficili da acquisire quanto facili da perdere. Nel caso del "Set in Discesa", il rischio si nasconde proprio dietro all´improvvisa perdita di quella "Tensione Positiva" che scaturisce dalla difficoltà di ottenere un punto.

Fino a quel momento, il nostro avversario era temibile, e ci ha costretto a rigiocare più volte in contrattacco all´interno della stessa azione, ha difeso l´impossibile, insomma, ci ha fatto sudare le proverbiali sette camicie prima di concederci un punto. Poi scatta qualcosa, spesso riconducibile ad un atteggiamento mentale negativo conseguente, per cui i nostri avversari iniziano a commettere errori, sbagliano troppi servizi, lasciano cadere palle stupide, rinunciano con troppa facilità ad andare su tutti i palloni.

Ed il set inizia a scivolare via con una semplicità sconosciuta fino a qualche minuto prima... Quasi di pari passo, però, al crescere dei punti facili conquistati corrisponde un calo della "Tensione Agonistica", più volte etichettata come conditio sine qua non per costruire una "Mentalità Vincente".

Vi faccio un esempio di uno dei più chiari segnali di allerta... Attacco avversario che tocca il muro e schizza fuori campo o, peggio, il classico pallonetto... I nostri giocatori si guardano, un breve cenno di reazione da parte di qualcuno, il collo che si contrae seguendo la traiettoria della palla che, inesorabilmente, tocca terra indisturbata. Purtroppo è una situazione che sottintende un "Pazienza...prenderò la prossima. Tanto siamo avanti di molti punti"... E´ l´inizio della fine. Il rinunciare anche ad una sola stupida palla potrebbe costare molto caro.

Se non fosse che nello sport bisognerebbe giocare ogni azione come fosse l´ultima, sempre e comunque, a prescindere dal punteggio e dall´avversario, quello che sfugge al giocatore di pallavolo medio e non solo, è che, in queste situazioni, gestire anche una sola palla con un atteggiamento rinunciatario, superficiale e presuntuoso, altro non è che un pericoloso tentativo di far uscire l´avversario dal pieno "coma sportivo" in cui è caduto.
Il nostro atteggiamento, infatti, ha un duplice effetto. Da un lato, quantomeno ci toglie punti e parte della sicurezza e tranquillità ottenuta a fatica fino a quel momento... Dall´altro, offre ai nostri avversari uno spiraglio di luce a cui aggrapparsi con forza per cercare di risorgere e... Fidatevi, non c´è avversario più temibile di quello che credeva di essere morto e d´un tratto riscopre il piacere della vita...

Sono situazioni delicate a cui solo un allenatore attento ed esperto riesce a porre rimedio.
Il Coach, infatti, si troverà ad affrontare una duplice difficoltà. Da un lato, dovrà riuscire a valutare correttamente la situazione distaccandosi da quella apparente tranquillità tecnico - tattica del "Set in discesa" che rischia di coinvolgere tutto e tutti. Dall´altro, dovrà trovare la forza per ricreare in tempi brevi quella tensione indispensabile per riprendere in mano le redini del gioco.

Ed ecco che l´unica strada appare essere quella di un bell´urlo alla prima occasione, anche fosse inesistente e fittizia. Un time out aggressivo, un bel cazziatone alla prima palla giocata con eccessiva leggerezza e superficialità. Soluzioni che, a mio modesto avviso, si dovrebbero adottare ad ogni calo di tensione. Cali che, quasi sempre, sono inversamente proporzionali al punteggio.

Sembra banale ma è fin troppo facile per chiunque arrabbiarsi per un pallone perso sul 24 pari quando la tensione è alta, quando ogni pallone potrebbe essere quello decisivo, quando ogni azione potrebbe essere l´ultima.
Il difficile, invece, è rimanere calmi e lucidi proprio quando la situazione si fa delicata.
E´ in quei momenti che emerge la differenza tra il giocatore medio ed il campione, è in quei pochi istanti che viene fuori il Coach. Tanto più costruttivo quanto più complicato, invece, sarebbe riuscire a ricreare una tensione positiva fin dallo 0 - 0.


Troppo spesso si sottovaluta che un punto in più fatto ad inizio set è anche un punto in meno subito. Ed ecco che un ipotetico 24 - 24, alla fine potrebbe trasformarsi in un 25 - 23 a nostro favore. Un piccolo particolare che potrebbe fare una grossa differenza. Chiaro che si tratta di una situazione non semplice dato che cambiare uno stato d´animo, in maniera improvvisa e repentina, non è facile per nessun essere umano.
A maggior ragione se pensiamo che questo lo si debba fare in una situazione di relativa calma e tranquillità, spinti da un´ipotetica causa esterna, dettata solo da esperienze passate da cui attingere continui insegnamenti ma... Provare per credere.

" Come nella vita, così nello sport... Prima di correre bisogna imparare a camminare "

Buon lavoro.


Fonte: Alessandro Brutti

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